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Primo itinerario
PRIMO ITINERARIO :
“Non solo mare”
Gallipoli - Nardò - Galatone - Galatina - Copertino - Porto Cesareo
Il Salento, terra di mare, di sole, di spiagge affollate, è anche intriso d’arte e cultura millenarie che per secoli hanno lasciato mirabili tracce in questo incantevole territorio. Con “Non solo mare” vogliamo offrirvi delle escursioni alternative, che vadano al di là di un tuffo tra le limpide onde dello Jonio e dell’Adriatico, per quanto queste siano invitanti. L’itinerario parte da Gallipoli, la “città bella” del Salento. Incastonata nella splendida cornice dello Jonio è una ‘perla’ da scoprire in tutte le sue rilucenti sfumature. Dalla Fontana Antica al Castello e al Rivellino, dalla barocca Cattedrale di Sant’Agata alle innumerevoli chiese che punteggiano le mura del suggestivo Centro Storico, caratteristico nei suoi vicoli stretti e labirintici che racchiudono millenni di storia. A una decina di km da Gallipoli raggiungiamo Nardò, l’antica Neretum; il centro più popoloso della provincia (Lecce a parte) costituì per i Messapi uno dei villaggi principali per poi essere definito dai Greci come “L’Atene delle Lettere”. Da visitare è Piazza Calandra con la Guglia dell’Immacolata, eretta nel 1769 come ringraziamento dello scampato pericolo dal terremoto del 1743; la Chiesa di S. Trifone, il Palazzo di Città e il Sedile. Poi ancora da non perdere è la Cattedrale dedicata alla Vergine Assunta, che vanta origini antichissime nonostante i numerosi restauri susseguitisi nel corso dei secoli. All’interno, di notevole interesse è il Crocifisso ligneo, legato ad un miracolo. Un’ultima tappa alla Chiesa di S. Domenico e lasciamo Nardò per raggiungere la vicina Galatone. Qui, il monumento da ammirare è la Chiesa del SS. Crocefisso, con il suo finestrone a “brisesoleil” cioè chiuso da una grata in pietra, tipico del leccese Zimbalo. Da Galatone a Galatina il passo è breve, per visitare la Chiesa Madre dei SS. Pietro e Paolo, nota per le caratteristiche “tarantate” di fine giugno. Qui, infatti, durante i festeggiamenti dei Santi, alcune fanciulle eseguono in piazza dei balli sfrenati (le “tarantate”, appunto): si muovono come se fossero state morse da una tarantola, simbolo del male. Secondo la credenza popolare il ballo le libererebbe dal dolore e dalla sofferenza. Da ammirare a Galatina è inoltre la Basilica di S. Caterina d’Alessandria, in stile romanico-pugliese, situata in Piazza Orsini. Fu edificata nel lontano 1391 da Raimondello Orsini del Balzo ed è ricca di affreschi tra i quali spicca la nota scena dell’Apocalisse. L’itinerario prosegue con una tappa a Copertino, il paese natale di S Giuseppe Desa, megio noto come il “santo dei voli” in quanto si dice che, nei momenti di meditazione, si levasse da terra rimanendo sospeso a mezz’aria. Da ammirare è quindi il Santuario a lui dedicato, caratteristico nella sua concava facciata e nella piccola cappella custodita al suo interno dove, appunto, nacque S. Giuseppe. Poi ancora abbiamo la Chiesa di S. Maria della Grottella, la Collegiata di S. Maria della Neve… Ma non si può lasciare Copertino senza un’occhiata al suo imponente Castello, coi bastioni e il fossato, una delle strutture difensive più interessanti del Salento. Fu eretto da Evangelista Menga tra il 1530 ed il 1540, sui reti di una fortezza medievale, ed ha un portale rinascimentale simile ad un arco di trionfo. Ultima tappa del nostro percorso è Porto Cesareo, centro messapico e poi romano, all’epoca già conosciuto per la sua pescosità e i traffici marittimi. L’Isola Grande, detta anche l’Isola dei Conigli, costituisce oggi un parco naturalistico di pregevole valore. Dista dalla costa appena 500 metri, percorribili su una sorta di corridoio marino profondo poco più di un metro. Di fronte all’Isola si erge maestosa la Torre di Carlo V, proprio al centro del paese. Risale al XVI secolo e pare far da scudo all’incantevole mare che si snoda sotto i suoi piedi. E perché non lasciarci avvolgere da quelle onde così invitanti? Un piacevole ristoro dopo (ma anche durante, se lo volete) la nostra escursione alla scoperta di questo ‘pezzo’ di Salento.
SECONDO ITINERARIO :
“Grecìa e dintorni”
Grecìa - Otranto - Maglie
Il mondo della Grecìa Salentina è racchiuso in appena 150 kmq, ma reca in sé centinaia di secoli da raccontare, da mostrare, da cogliere con lo sguardo in ogni suo angolo. Comprende nove comuni che, nonostante la latinizzazione del territorio e le svariate culture susseguitesi nel Salento per millenni, hanno mantenuto, almeno in parte, lingua, religione e cultura greca. Il “griko” è infatti compreso è parlato da circa la metà degli abitanti di questo suggestivo territorio. Secondo la credenza popolare, quasi tutti i paesi della Grecìa sono miracolosamente scampati ad uragani e tifoni grazie all’intervento dei santi orientali: a supporto di queste leggende vi sono però menhir, dolmen, specchie, laure (antichi rifugi dei monaci basiliani), cripte etc… che danno a questa terra un fascino tutto da scoprire ed ammirare. Non dimentichiamo infatti le “pozzelle”, poste al di fuori dei centri abitati, in cui si attingeva l’acqua per usi domestici e per abbeverare gli animali; le caratteristiche “case a corte”, strettamente legate alla cultura contadina d’altri tempi. Da visitare è Calimera, con la sua Chiesa di S. Vito nella quale è custodito il “Nemanthol”, un “buco circondato di pietra”, una sorta di ‘passaggio’ attraverso il quale si propizierebbe alle donne la fertilità e gli uomini la potenza virile. E ancora Martano con la Chiesa dell’Immacolata dalla facciata barocca, il Castello, trasformato in dimora baronale dal 1649, la Parrocchia dell’Assunta, la Chiesa della Madonna del Rosario e le tante “case a corte” sparse qua e là nel paese. Da Martano a Soleto il passo è breve. Dovete sapere che in questo luogo si può ammirare un’imponente Guglia (alta quasi 40 metri) che, si dice, sia stata innalzata in una sola notte da alcune streghe e quattro diavoli evocati dal Tafuri, noto al suo tempo (1492-1584) per la sua saggezza e le sue arti magiche. Pare che i diavoli, sorpresi dalle prime luci dell’alba mentre ultimavano l’opera, siano rimasti pietrificati con i capitelli in mano in cima alla Guglia… Della Grecìa fanno parte inoltre Sternatìa, Corigliano d’Otranto, Melpignano, Zollino, Castrignano dei Greci e Martignano: tutti con ‘qualcosa’ da mostrare. Starà al vostro occhio attento saper cogliere le loro bellezze. Dall’universo ‘griko’ l’itinerario ora si sposta a Maglie, in un delizioso intreccio di vie su cui spiccano portici, palazzi e chiesette che rispecchiano la fantasia e l’estrosità del barocco leccese. La nascita di Maglie, secondo la leggenda, è dovuta all’unione di tre antichi casali: San Basilio, Sant’Eligio e S. Vito (rappresentati dai tre anelli intrecciati sullo stemma della città). Da ammirare è senz’altro il Duomo dedicato a S. Nicola e consacrato nel 1768, con il suo maestoso Campanile, alto circa 50 metri ripartiti su quattro piani di stili differenti. Più avanti si trova la Chiesa della Maria delle Grazie, davanti alla cui facciata si erge la Colonna Votiva in pietra leccese recante la Statua della Madonna omonima e, agli angoli, i quattro protettori del paese: S. Leonardo, S. Antonio da Padova, S. Nicola e S. Oronzo. A soli 16 km da Maglie eccoci giungere ad Otranto, la “Porta d’Oriente” per eccellenza, il “Canale” tra lo Jonio e l’Adriatico. Qui il tempo sembra quasi essersi fermato: oltrepassata la Porta Alfonsina ci ritoviamo nell’antico borgo medievale, tra i suoi vicoli lastricati in pietra viva, stretti e serpentini. Una sorta di magico labirinto che ci condurrà all’albero della vita rappresentato nel grande Mosaico di Pantaleone custodito gelosamente nella romanica Cattedrale dell’Annunziata. E poi ancora alla Basilica di S. Pietro, uno dei più importanti monumenti bizantini del Salento, che, secondo la tradizione, fu eretta in onore del passaggio di S. Pietro stesso in questi luoghi… Ma non si può lasciare Otranto senza uno sguardo al suo imponente Castello, costruito dagli Aragonesi intorno alla fine del XV secolo sui resti di una più antica fortezza. È a pianta poligonale, circondato da un ampio e profondo fossato che lo rende molto suggestivo e misterioso.
TERZO ITINERARIO :
“Da Castro a Leuca”
Castro - Tricase - Alessano - Patù - Leuca
Parlare del Salento senza accennare alla Grotta Zinzulusa è un vero oltraggio a questo incantevole luogo. Incastonata nel bellissimo scenario di Castro, la grotta prende il nome dalla forma delle stalattiti, presenti al suo ingresso, che appaiono come pezzi di stoffa (“zinzuli”, nel gergo locale). Potremmo addentrarci lungo il “corridoio delle meraviglie” di circa 150 metri per arrivare fino al “duomo”, lo spazioso antro un tempo coperto dal guano dei pipistrelli e da laghetti dalle acque salmastre. Ma a Castro c’è da ammirare anche il Castello eretto nella seconda metà del XVI secolo sulle rovine di una rocca più antica, e l’ex Cattedrale dell’Annunziata che conserva una pregevole tela della “Pietà” risalente al XVI secolo. Da Castro ci spostiamo a Tricase, posta ai piedi di una collina tra la Serra dei Cianci e la Serra del Mito. Una sosta irrinunciabile è nel Boschetto delle Vallonee, sulla strada per Tricase Porto, per ammirare la nota “Quercia dei 100 cavalieri”, un esemplare di 600 anni maestoso nelle sue proporzioni: pensate, il suo tronco ha un diametro di un metro e mezzo e la sua chioma si stende per almeno 500 mq! Nel cuore di Tricase, poi, non dimentichiamo Piazza G. Pisanelli, sulla quale si affacciano la Chiesa di S. Domenico del 1688, il Campanile in carparo visibile da ogni angolo del paese, la Chiesa Parrocchiale e il cinquecentesco e poderoso Castello dei Principi Gallone, oggi sede del Municipio. A pochi metri dalla piazza si trova la Chiesa dell’Arcangelo Michele, risalente al 1624; e, più in là, in fondo alla Piazza della Vittoria ecco la Chiesa di S. Antonio di Padova che risulta quasi una cappella dell’adiacente ex Convento dei Cappuccini del 1578. In contrada “Riu”, poi, troviamo la Cappella della Madonna di Loreto (del XVIII secolo) il cui interno è caratterizzato da un bel pavimento a mosaico risalente al 1879 ad opera dei F.lli Peluso. Inoltre, nella periferia sud dell’abitato, si trova la Chiesa Nuova: è in completo stato di abbandono, ma è avvolta in un alone di mistero. Infatti, gli abitanti del luogo la chiamano “chiesa dei diavoli” in quanto, secondo una leggenda molto antica, il Marchese S. Francesco Gattinara costrinse il diavolo ad edificarla in una sola notte! Ma lasciamo Tricase per raggiungere, in una manciata di km, quella che un tempo fu il capoluogo della Leucadia: stiamo parlando di Alessano. Dopo una breve passeggiata nel centro storico, eccoci ammirare l’antica parrocchiale dedicata a S. Maria del Foggiaro: il nome è dovuto al fatto che qui, nel terreno, gli abitanti vi scavavano fosse (“fogge”, nel gergo locale) per nascondervi le vettovaglie che non volevano diventassero ‘bottino’ delle continue scorrerie dei pirati. Ed ancora Palazzo Orsi, con una bella loggia ad archi e la superstite merlatura; la Cappella di S. Giuseppe, edificata ai primi del ‘600, con una pregevole statua lignea di S. Michele Arcangelo risalente al 1773. Poi altre chiese degne di nota punteggiano questa ridente cittadina, ma quello che attirerà maggiormente la nostra attenzione sarà il “mignano”, un caratteristico balcone coperto, un elemento architettonico che in passato consentiva alle donne di partecipare alla vita della strada pur restando in casa… Da Tricase ci spostiamo a Patù, per “rivivere” la storia di Campo Re: le Centopietre e la Chiesa di S. Giovanni Battista, infatti, secondo la credenza del luogo, pare commemorino una storica battaglia tra l’esercito cristiano ed i Mori. Una manciata di chilometri e siamo a Leuca: una sosta al Santuario “De Finibus Terrae”, almeno una volta nella vita, si dice apra la strada per il Paradiso. E poi a Leuca c’è anche la Croce Pietrina, una sorta di tozza colonna ottagonale sulla quale è posta una croce di ferro che, secondo la tradizione, è testimone della predicazione di S. Pietro stesso, fermatosi in questi luoghi durante il suo pellegrinaggio. Da ammirare c’è anche Villa Episcopo, che richiama lo stile delle pagode cinesi; il gusto classico di Villa Fuortes, detta anche “Villa dei Misteri” perché la credenza popolare la suppone abitata dagli spiriti; ed anche Villa Mellacqua, meglio nota come “u cummò capisòtta” (il comò rovesciato), per la sua particolare struttura architettonica. Non dimentichiamo poi le numerose grotte di Leuca, sia sulla Costa di Ponente sia su quella di Levante. Tra le tante citiamo la Grotta Porcinara, la Grotta del Diavolo, la Grotta dei Giganti… insomma, tutto un mondo da scoprire. Infine, ciliegina sulla torta, eccoci arrivare al “Ciolo”, un moderno ponte che prende il nome dal gergo ‘ciola’ (= gazza, corvo nero), che scavalca una profonda insenatura. Leuca è tutto questo ed anche di più il vostro sguardo sarà in grado di catturare laddove l’abbraccio tra lo Jonio e l’Adriatico è in grado di scuotere gli animi regalando uno scenario unico ed irripetibile.
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